Il bambino “non nato”

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Nei primi mesi di vita il bambino non è ancora un’entità differenziata da quella della madre. A differenza degli animali che dopo un periodo embrionale nel corpo materno sono in grado, dopo la separazione dalla madre, di diventare relativamente autonomi in tempi brevi, il bambino soltanto dopo il primo anno di vita riesce a raggiungere quella maturità che altre specie animali possiedono già al momento della nascita.
Il bambino dopo un periodo embrionale intra-uterino, deve attraversare anche un periodo embrionale post-uterino. E’ come se il bambino vivesse nel primo anno di vita ancora nell’utero della madre, è ancora un “non nato”, di fatto non si è ancora differenziato psicologicamente e fisicamente dal corpo della madre.
In questo periodo c’è il predominio del rapporto originario con la madre in cui il bambino vive il proprio corpo e il Sé ma anche l’ambiente in cui vive come se si trovassero tutti dentro la madre. Per questo tutte le esperienze negative che il bambino può vivere si presentano come disturbi del rapporto originario con la madre.
Il bambino non possiede ancora un Io differenziato , e pertanto anche uno stato di angoscia della madre si trasmette al figlio senza che tra i due ci sia una comunicazione diretta.
Tutte le esperienze spiacevoli e piacevoli legate al soddisfacimento di un bisogno come la fame o il freddo, il bambino le esperisce come facenti parte di un’unica unità in cui il bambino e la madre, il corpo che ha fame e il seno che allatta, sono una cosa sola. Se in questo periodo interviene una mancanza della madre come un suo allontanamento fisico o un suo distanziamento emotivo, il bambino può sperimentare questa mancanza materna generando un profondo senso di colpa.
Essere buoni significa essere amati dalla mamma; tu però sei cattivo, quindi la mamma non ti ama”.
Neumann parla di “senso di colpa primario”, è una condizione che determina nel bambino la convinzione che non essere amato equivalga a non essere normale, a essere malato. Il bambino non avendo ancora una coscienza sviluppata non ha la capacità di vivere l’assenza della madre come ingiustizia o muovendole rimproveri, ma vive l’assenza della madre come propria estinzione, per lui “assenza e “morte” sono la stessa cosa. Poiché in questa fase la madre rappresenta per il bambino “madre, tu, mondo e sé” l’allontanamento della madre traduce un mondo che diventa caos e nulla.

Per questo motivo è importante tener conto del momento in cui si verifica l’esperienza traumatica, della sua durata e del modo in cui viene compensata dall’ambiente in cui il bambino vive. Un rapporto originario è gratificante nella misura in cui nel rapporto madre-bambino non si verificano troppe deviazioni della norma, e parliamo di situazioni in cui la madre si dedica troppo o troppo poco al bambino. Solo allora il bambino potrà uscire gradualmente dalla sfera materna per diventare un individuo che si aprirà al mondo.

Bibliografia

E. Neumann, La personalità nascente del bambino Red Edizioni, Como 1991

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