Nudo senza nido: il disegno del bambino disagiato

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Il bambino, in modo del tutto inconsapevole, trasferisce sul disegno le sue esperienze e i suoi bisogni, la percezione di sé e degli altri, i suoi impulsi più profondi.
In questo post la dott.ssa Nunzia Tarantini, psicologa psicoterapeuta e autrice del blog “Ri-vivere”, a partire da una attenta analisi del disagio nel bambino e attraverso lo studio di numerosissimi disegni infantili, traccia una distinzione particolarmente interessante tra il disegno del bambino “normale”, e il disegno del “bambino disagiato”.

Chi è il bambino disagiato?

Il bambino disagiato è colui a cui è stata sottratta l’unità della famiglia o una parte di essa. Gli è stata negata totalmente o in parte una sicurezza di cui egli non può assolutamente fare a meno e di cui non può essere privato senza che ciò interferisca con il suo sviluppo emozionale e gli causi un impoverimento della personalità e del carattere.

La perdita di alcuni punti di riferimento o dell’intera famiglia non sono i veri problemi per il bambino disagiato: il disagio deriva non dalla perdita in sé, ma dal suo verificarsi in una fase cruciale dello sviluppo emozionale in cui non può aver luogo una reazione matura alla situazione traumatica. Nei fatti l’Io immaturo del bambino non è capace di lutto: non è possibile per lui che non ha raggiunto un certo grado di maturità conformarsi alla complessità di un processo che comporta situazioni di perdita, abbandono e separazione. In tutto ciò è proprio il suo sviluppo emozionale ad essere compromesso, e soprattutto la sua capacità di amare da cui possono derivare, nella fase adolescenziale e adulta, condotte antisociali e delinquenziali o comportamenti psichici deviati.

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