La maternità: un viaggio nel mondo interiore della donna

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madonna del parto

“Madonna del parto” di Antonio Veneziano (XIV sec.)

L’esperienza materna è un momento trasformativo per la donna non solo da un punto di vista fisico ma soprattutto psicologico. Dice Monique Bidlowsky, psichiatra e psicoanalista: “Durante la gravidanza, la trasparenza psichica della donna la si individua facilmente dal suo equilibrio abituale che appare scosso”.

Così come succede in altre tappe evolutive che l’individuo attraversa, quali l’adolescenza o la senilità, nel periodo della maternità possono riemergere fantasie, ricordi, esperienze affettive legate ad un passato, ansietà e conflitti latenti; questo succede perché in questo periodo la donna è fortemente in contatto con il suo mondo interiore in cui sono presenti mille sfumature emotive che necessitano di essere riordinate come in un grande puzzle.
La madre, quindi, insieme al padre, diventa portatrice di una storia – in cui confluiscono conflitti, gioie, amori perduti, delusioni, identificazioni attuate o difficoltà di identificazione – che inevitabilmente viene trasmessa al bambino e di cui spesso i genitori non sono consapevoli.

In questa storia un posto preminente è occupato dal legame di attaccamento che i futuri genitori, a loro volta, hanno sperimentato nella primissima infanzia con la madre. La forza e il tipo di questo legame influenzeranno e modelleranno i successivi legami che essi intraprenderanno: la scelta del partner, il concepimento e la nascita di un figlio, l’assunzione del ruolo genitoriale etc.

Per  Bidlowsky, il desiderio di un figlio e il suo concepimento sono inestricabilmente legati alla forza del legame affettivo che la donna ha vissuto nei primissimi anni della sua infanzia con la madre originaria. Se questo legame è stato caldo e amorevole e soprattutto, se la madre è riuscita a trasmettere alla propria bambina la felicità di averla messa al mondo, questa potrà sviluppare una fiducia nella propria capacità di amare, presupposto questo fondamentale per sperimentare un autentico desiderio di un figlio.
Se questo legame è stato carente al punto da non permettere alla donna di potersi ispirare alla madre naturale, diventa indispensabile per la donna riuscire ad identificarsi con un altro modello femminile positivo, che significa essere ispirata da un’altra donna per potersi riconoscere appieno come donna e come madre.

Nella donna in cui questa identificazione è stata carente, potrebbe esserci ad esempio la difficoltà a distinguere il bisogno di un figlio da un reale desiderio di un figlio.
Il bisogno di un figlio da parte della donna può connotare talvolta una necessità talmente prioritaria nella sua vita, che può diventare quell’imperativo “devo avere un figlio a tutti i costi!”, tanto da considerare il partner solo come una mera macchina riproduttiva.
In alcuni casi questa amplificazione del bisogno potrebbe nascondere un latente malessere depressivo, non riconosciuto dalla donna, che cerca di colmare con la nascita del bambino.
Il bambino diventa in questo caso un farmaco per la sofferenza depressiva materna, e il bambino che verrà avrebbe prima di tutto il tragico destino di diventare il terapeuta di sua madre”.

Bibliografia
Bydlowski M., Sognare un figlio. L’esperienza interiore della maternità (Pendragon, Bologna 2004)

One Comment

  1. Sonia Petroni |

    Salve, sono una psicoterapeuta di Bari.Un bellissimo articolo!Evidenzia l’importante passaggio che la donna compie con la maternità.La donna acquisisce una vera e propria identità che si fa spazio sulle fondamenta della sua storia.Se le fondamenta sono traballanti, se la”base” non è stata sicura, ovviamente la futura casa che conterrà il bambino, sarà fragile e forse pericolante.Molto interessante l’accento sul desiderio di un bambino da parte della donna.Se dietro vi sono nascosti vissuti depressivi, il vuoto che si cerca di colmare è fatto di tante sfumature e tutte hanno a che fare con la donna e la sua storia affettiva.Si vuole un bambino per amor proprio, e non per donarlo ad una creatura innocente e bisognosa di cure.Una triste e frequentissima verità!Se l’uomo è considerato solo nella sua funzione riproduttiva, non vi è poi neanche un legame d’amore da cui far nascere un figlio.L’amore verso l’altro sembra cadere sullo sfondo.Purtroppo chi non è stato amato a sufficienza cerca di colmare il suo vuoto come può, ma se ciò avviene a scapito dei bambini, si ricrea un circolo transgenerazionale che andrebbe spezzato per fermare il dolore.